Vite adiacenti


Alessandra Di Paola
Ed.Progetto Cultura 2003 S.r.l.

Tratto dall'introduzione di Carlo de Ambrogio

"Vite adiacenti" è sicuramente un romanzo d'amore ma non tanto perché parla d'amore quanto, piuttosto, perché Alessandra Di Paola lo ha scritto con amore, come raccontando di se stessa.
La trama: il destino di due donne(Irene e Bianca) che,fino a un certo punto della vita, corre,(scorre, spesso in modo incerto)lungo binari distinti e separati in attesa che qualcosa succeda e,in effetti,per una straordinaria coincidenza,qualcosa succede.Uno scambio posto al momento opportuno ricongiunge questi binari facendo incrociare i destini di Irene e Bianca.
Le sensazioni delle due protagoniste sono identiche eppure distinte,come lo stesso suono procurato da due strumenti a corda diversi: sono identiche le note,ma sono diverse le tonalità,perché anche l'eco del battito di un cuore è diversa dall'eco di quello di un altro cuore.
L'ultimo pensiero che Irene dedica a Bianca è sublime:

"Se scomponi la luce, Bianca.si manifesta l'arcobaleno"

Tratto dal libro - parte prima (Irene)

Guardò Mei Li che sembrava appena nata, tanta era l'innocenza nei suoi occhi.
Parlarono, risero e giocarono.
Poi la stanza scivolò nel silenzio, e la luce incerta del finire della notte si fermò sulle loro teste.
Il sudore e le fresie, gli aliti, il fumo aspro, il sonno profondo.
Poi il freddo acuto avvolse tutto quello che trovava.

Irene aprì gli occhi e si trovò faccia a faccia con un raggio di sole che illuminava pulviscoli d'aria dorata. Doveva essere tardi.
Mei Li.
Si alzò tremando e si rivestì in fretta. La chiamò con un urlo, corse a guardare nel bagno.
Cercò un biglietto, una traccia, e nel caos della stanza gli occhi si spostarono da soli sul tavolo da fumo, dove vide due piccoli origami.
Si trattava di due fragili figure colorate, le prese delicatamente rigirandole tra le dita.
Raffiguravano un minuscolo drago giallo e una piccola tigre azzurra.
C'era un biglietto invisibile legato al corpo del drago. Irene lo srotolò con attenzione, con eccitazione e nostalgia.
Aveva capito ancora prima di urlare che Mei Li se n'era andata dalla sua casa, due esistenze invece di una, benché addormentate, facevano un silenzio differente.
Lesse:

Hai la tenebra dello Yin e il furore dello Yang.ma "i nidi delle rondini sterili sono collocati su alberi inutili".
Io sono quella rondine e tu muteresti in quell'albero.
Mei Li Liang

Uscì da casa quasi correndo, giù nei viali, calpestando le pozzanghere di neve disciolta.
Imprecando, inciampando.
Mei Li.Mei Li
Mei Li nel cuore.
Le mancava furiosamente. Dopo anni di assenze e suggestioni inventate, aveva sentito Mei Li ridere dentro la sua casa e sopra il suo seno, l'aveva scoperta come si scopre un evento naturale, sì, come il fuoco e il tuono.
Aveva voglia di una lunga pattinata sul ghiaccio. Guardò Le persone alle fermate degli autobus, sembravano una didascalia stradale, un cordone umano fatto di alternanze che non si sgrovigliava mai.
Un cordone noncurante e straniero. Cercò tra le facce e i colori dei cappotti (aveva un cappotto chiaro?) ma si muoveva tutto e troppo in fretta.

C'era una tasca scucita nella pelle della sua esistenza? Non poteva decidere che cosa trattenere?
Non era un gioco. Qualcosa cadeva sempre, e se fossero state anche solo mosche, non avrebbe voluto perderle.

Tratto dal libro - parte seconda (Bianca)

Guardò verso la transenna e la percorse con gli occhi per individuare un posto libero.si fermò, ma fu un fermarsi differente, la mente, i ricordi e l'infanzia, la madre, il mare, la morte, la zattera e l'odio.
Sulla transenna stavano appoggiate due mani che sapeva di conoscere, si avvicinò ancora, guardò la nuca scura e i capelli sottili, il collo tenero, intravide una guancia rosa.
(Perché è così illuminata?)
Dilatò le narici; l'animale fiutava l'aria per trovare l'essenza più consona, la più affine.
E infatti arrivò, in milioni di petali di rosa e bastoncini di vaniglia, miele e ginestre, mandarino e salsedine. l'odore si tuffò di testa dentro di lei.
Odore di cose appena nate, non poteva essere che il suo.

Guardami.guardami ora! Il mio richiamo è come un rimbombo. Che meraviglia!
Si volta verso di me e mi rende lo sguardo.

Eccola.

E ora facciamo piano.
La voce qui dentro non grida più. Il mare riprende a oscillare come nei giorni senza vento. Le andrò vicino e le bacerò il collo, ma appena un poco.tanto per sottrarle l'essenziale. Se non mi sbrigo, il freddo gelerà il suo odore.


Tratto da "La Nazione" - giugno 2004

Con "Vite adiacenti" la nostra letteratura si arricchisce di un romanzo d'amore.

Tutto al femminile ma non in assenza di altri sentimenti, nel corso di due vite che sono diventate adiacenti, nonostante fossero state lontane, solo perché predestinate a congiungersi.Chi volesse cercare in "Vite adiacenti" di Alessandra Di Paola, pagine morbose, frasi allusive, espressioni volgari, cupe, intriganti, non lo legga. Non c'è niente di tutto questo anzi, ogni situazione, anche la più intima, viene affrontata con una delicatezza, un rispetto (anche per il lettore), un linguaggio che si avvicina certo più al sentimento che non al piacere fisico.

Un incontro di cuori e di volontà. Normale per tutte e due e quindi meraviglioso, nella sua semplicità scontata.

G.C.

Alessandra Di Paola vive e lavora nella Maremma Toscana. Ha studiato pittura e scultura a Siena, ha lavorato come grafica pubblicitaria."Vite adiacenti" è il suo primo libro.


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