Looking
for Sex in Shakespeare
Stanley Wells
Cambridge Universiy Press

La mente
del celebre autore analizzata attraverso il teatro e le poesie
I suoi testi d’amore sono rivolti a uomini ma anche a donne Amicizia,
affetto e confidenze prevalgono sugli impulsi sessuali
Così tanto
sesso affiora senza problemi in Shakespeare che sembrerà strano
se ne debba andare a cercare altro. Praticamente ogni opera è
cosparsa di doppi sensi sessuali. La brillante fantasticheria Pene d'amore
perdute contiene un passo (atto IV, scena I, 124-38) così osceno
da far arrossire con ogni probabilità parecchi commediografi
moderni. L’idillio romantico di Romeo e Giulietta è controbilanciato
dalla concretezza della governante e dalla spiritosa licenziosità
di Mercuzio. In entrambe le parti di Enrico IV e di Pericle vi sono
scene che si svolgono in un bordello. La Vienna di Misura per misura
pullula di lussuria e vizi. Tuttavia i critici moderni continuano a
setacciare le sue opere per cercarne di più, per scoprire la
sessualità in luoghi precedentemente insospettati e attribuire
significati indecenti a personaggi che, se potessero reagire, ne sarebbero
inorriditi. Nel teatro si è andati alla ricerca di significati
osceni, relazioni una volta considerate innocenti sono state accuratamente
vagliate in cerca di sottintesi sessuali e gli aspetti sia comici che
seri del comportamento sessuale sono stati sottoposti a tali sollecitazioni
da modificare l’equilibrio interpretativo delle opere in cui compaiono.
E questo fenomeno si estende anche alle poesie.
Le circostanze della
pubblicazione dei sonetti sembrano significative. Se Shakespeare li
avesse scritti da poeta pubblico, per denaro, come nel caso della poesia
narrativa, li avrebbe sicuramente pubblicati lui stesso, e probabilmente
l’avrebbe fatto in un periodo in cui i sonetti erano ancora abbastanza
in voga da essere accolti con successo. Invece, quando comparvero la
prima volta, si rivelarono un fiasco. Shakespeare era uno scrittore
di teatro in grado di far parlare persone assai diverse da lui, come
si vede dall’ampio spettro dei personaggi delle sue opere. Se
sapeva scrivere su commissione discorsi angosciati come quello di Angelo,
per esempio, in Misura per misura , o di Amleto e Otello nei momenti
di maggior ardore, avrebbe anche saputo scrivere poesie sulla base di
esperienze immaginarie, anziché reali. Da studioso devo ammettere
ciò. Ma se dovessi azzardare un’opinione, invece di mantenermi
sulle mie, direi che molti dei sonetti, compresi, anzi, soprattutto
quelli che sembrano più rivelatori di un’infatuazione sessuale
e di un disgusto per se stesso, sono di natura privata, personale, quasi
confessionale, come i disegni erotici di Henry Fuseli, J.M.W. Turner
o Duncan Grant.
Sebbene Shakespeare
fosse senza dubbio influenzato dal petrarchismo, l’ordine dei
suoi sonetti si distacca dalla convenzione per aspetti importanti. Il
più evidente è il fatto che molte delle sue poesie, come
a volte anche in Barnfield, ma mai, per quel che so, in altri poeti
del periodo, sono indirizzate esplicitamente, o si riferiscono a un
uomo. Esempi di ciò si trovano in locuzioni come «Signor
dell’amor mio» (n. 26), «caro ragazzo» (n. 108),
«giovane mio amabile» (n. 126), e nei pronomi personali.
Secondo i miei calcoli trenta poesie, tutte comprese tra le prime 126,
sono innegabilmente rivolte, o si riferiscono principalmente, a un uomo;
tredici riguardano chiaramente una donna («the dark lady»,
la «donna bruna») e si trovano tutte nella parte finale
della raccolta, dal numero 127 in poi. Una, la numero 144 «Due
amori io posseggo, conforto e dannazione» mostra il poeta lacerato
tra un uomo e una donna. Tutte le restanti (escluso la 146) potrebbero
avere per soggetto indifferentemente un uomo o una donna, sebbene il
contesto delle prime 126 induca a pensare a un uomo. Tuttavia alcune
delle poesie che, a giudicare dalla posizione che rivestono nella raccolta,
sono rivolte a un uomo, nelle antologie sono di solito considerate poesie
d’amore generiche: «Ti paragonerò dunque a un giorno
d'estate?» (n. 18).
I primi diciassette
sonetti della raccolta, seguendo l’ordine in cui furono pubblicati,
sembrerebbero i primi a essere scritti a un (o al) giovane, in quanto
sono più formali nelle locuzioni in cui il poeta si rivolge al
destinatario e più uniformi nel soggetto rispetto ai sonetti
successivi. Non alludono a una relazione amorosa, anche se, quando il
poeta spinge un amico a sposarsi e ad avere bambini, rivela una tale
intimità nei suoi confronti da criticarlo perché si masturba,
quando potrebbe avere rapporti eterosessuali: nel primo sonetto, il
«tenero spilorcio» si dice faccia tomba della sua essenza
nel suo stesso «bocciolo» e nel n. 4 che abbia «traffico
(con se stesso) da solo».
Le opere teatrali
sono piene di amicizie tra esponenti dello stesso sesso, di relazioni
affettuose e perfino amorose in cui, tuttavia, non c’è
mai un’esplicita dichiarazione o qualche sorta di manifestazione
di interesse sessuale. Mentre, per fare un esempio ovvio, in Edoardo
II di Marlowe è chiaro che Edoardo e Gaveston sono amanti, nei
drammi di Shakespeare non è facile trovare una relazione tra
due esponenti dello stesso sesso che sia di natura sessuale, o individuare
più di qualche esempio incontestabile di comportamenti o relazioni
omosessuali.
L’argomento
fu trattato in maniera pionieristica da Eric Partridge nel saggio «The
Sexual: the Homosexual: and Non-Sexual Bawdy in Shakespeare» che
costituisce l’introduzione a Shakespeare’s Bawdy . Dai tempi
di Partridge le interpretazioni licenziose di Shakespeare si sono moltiplicate,
e molte di esse attribuiscono un significato omosessuale a passi in
cui prima non era stato trovato. E non è necessario essere frequentatori
particolarmente esperti di teatro per aver visto rappresentazioni di
suoi drammi in cui l’omosessualità fosse resa esplicitamente.
(Traduzione di Maria
Sepa 23/04/2004 - Corriere della Sera )
Stanley Wells is
one of the best-known and most versatile of Shakespeare scholars. His
new book, written with characteristic verve and accessibility, considers
how far sexual meaning in Shakespeare’s writing is a matter of
interpretation by actors, directors and critics. Tracing interpretations
of Shakespearean bawdy and innuendo from eighteenth-century editors
to recent scholars and critics, Wells pays special attention to recent
sexually orientated studies of A Midsummer Night's Dream, once regarded
as the most innocent of its author's plays. He considers the Sonnets,
some of which are addressed to a man, and asks whether they imply same-sex
desire in the author, or are quasi-dramatic projections of the writer’s
imagination. Finally, he looks at how male-to-male relationships in
the plays have been interpreted as sexual in both criticism and performance.
Stanley Wells's lively, provocative, and open-minded new book will appeal
to a broad readership of students, theatregoers and Shakespeare lovers.
Contents
Foreword by Patrick
Spottiswoode
Preface
Introduction
1. Lewd Interpreters
2. The originality of Shakespeare’s Sonnets
3. ‘I Think he Loves the World only for him’: Men loving
Men in Shakespeare’s plays.
Reviews
'Looking for Sex
in Shakespeare finds one of the most distinguished Shakespearean scholars
alive in top form, witty, erudite and wonderfully sane. Illuminating
the deep erotic riddles of the Sonnets, the rich performed life of the
plays and the lascivious byways of post-modern criticism with equal
penetration and insight, this is collection is at once sufficiently
amusing, serious and sexy to stand alongside the Shakespearean poetry
that is its subject.’
Michael Dobson
(da http://books.cambridge.org)
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