Matrimoni
Piergiorgio Paterlini

Ed. Einaudi, 2004

Piergiorgio Paterlini racconta dieci unioni di omosessuali e lesbiche
MATRIMONI GAY, LA COSA PIU' NORMALE DEL MONDO
Di Saverio Aversa

Un giorno di trent'anni fa, a Lavello, paesino in provincia di Potenza, due giovani uomini bussano alla porta del parroco, Don Marco Bisceglia. Al sacerdote raccontano di essere omosessuali e cattolici, dichiarano il loro amore reciproco e affermano di vivere la loro condizione con gioia ma anche con tormento per le posizioni ufficiali della Chiesa. Chiedono a Don Marco, considerato anticonformista e coraggioso, di essere uniti in matrimonio, un "matrimonio di coscienza" come previsto dal diritto canonico quando gravi motivi esterni impediscono una celebrazione pubblica del rito. Per intenderci è la stessa norma alla quale ricorrono i "Promessi sposi" Renzo e Lucia davanti ad un esterrefatto Don Abbondio. Il parroco manzoniano, "vaso di coccio fra vasi di ferro", rispose di no mentre Don Bisceglia (noto alle cronache per le sue lotte a fianco dei braccianti lucani, per l'occupazione della chiesa, per una serie di blocchi stradali) acconsente all'insolita richiesta. Nei local!
i di una piccola parrocchia del profondo sud si celebra così il primo matrimonio religioso fra persone dello stesso sesso nella storia d'Italia. Ma è una trappola: i due "sposi" sono giornalisti in incognito del settimanale di destra "Il Borghese". Si chiamano Franco Jappelli e Bartolomeo Baldi e registrano il colloquio e la cerimonia usando un voluminoso apparecchio nascosto in un borsello. Il tutto viene poi fedelmente riportato in un articolo, un vero scoop scandalistico. Il parroco "sovversivo e comunista", che aveva denunciato dal pulpito la corruzione democristiana in Basilicata, viene sospeso a divinis. Ma don Marco è anche omosessuale, vero ma represso e casto fino a quel momento. Decide di prendere coscienza di sé, inizia la via dell'accettazione del proprio orientamento sessuale. Fa il suo coming out pubblico l'anno dopo, nel 1976, a Rimini durante un convegno di cattolici del dissenso. Nel dicembre del 1980, l'ex prete Marco Bisceglia fonda a Palermo una nuova a!
ssociazione: l'Arcigay.
Questo episodio è contenuto nell'ultimo capitolo di "Matrimoni" di Piergiorgio Paterlini, pubblicato dall'editore Einaudi. Il libro riporta il convincente racconto della quotidianità di dieci coppie di lesbiche e di gay, dieci microromanzi, le fotografie reali di alcune unioni omosessuali, veri e propri matrimoni di cittadini che si amano e che scelgono un percorso di vita sentimentale e sessuale in comune. Dichiara Paterlini: "Grande è il desiderio di matrimonio tra i gay e le lesbiche. Quello che stiamo vivendo è l'inizio di un vero e proprio passaggio epocale, di costume e di valori, l'inizio di un grande cambiamento culturale, sociologico, antropologico".
"A noi ragazze non badano. Questa società è ancora dei maschi, altro che femminismo, parità e favolette del genere. All'inizio eravamo semplicemente due ragazze che abitavano insieme, come fossimo in un esclusivo collegio femminile invece che in un normalissimo appartamento. Poi, con il passare degli anni, siamo diventate "le zitelle". Perché due donne senza un marito sono soltanto due poverette che non hanno trovato nessuno e messo in comune una disgrazia". Si raccontano così Edda e Ada che sono "sposate" dal 1943. Cresciute con il fascismo, diventate improvvisamente adulte con gli orrori della guerra, con la paura di non avere futuro. Poi finalmente la Liberazione ma loro continuano ad aver paura, temono di essere scoperte. Scelgono la discrezione, l'invisibilità per timore di doversi separare, di veder cancellato il loro diritto di amarsi. Nel 2000, settantenni, partecipano al World Pride e per la prima volta si prendono per mano in pubblico, protette dalla folla.
Patrizio e Filippo: "Il matrimonio cattolico no, ma i diritti ci stanno a cuore, eccome. Ci andiamo alle manifestazioni, firmiamo petizioni. Abbiamo fatto regolare testamento davanti ad un notaio. Qualunque cosa potrà succederci vogliamo sia chiaro che noi siamo stati una famiglia e ogni decisione che riguardi noi due può essere presa solo da noi due, o da uno dei due quando l'altro non ci fosse più o fosse impossibilitato a dire la sua".
Tiziana così spiega il rapporto con Barbara: "Mi è apparsa subito come una persona positiva, responsabile, serena, non una come me che vive di tormenti e incertezze e bisogni irrisolti. Per questo l'ho voluta, per questo ho voluto sposare Barbara, mettere su casa con lei".
Luca e Stefano: "Ci siamo sposati quasi un anno fa. Noi diciamo proprio così, sposati. Perché questo siamo. Non abbiamo partecipato a un grande matrimonio dimostrativo in piazza. Né siamo volati fino ad Amsterdam. Ma la nostra festa di nozze, si, quella si, l'abbiamo avuta. Una domenica pomeriggio sulle rive del fiume, con tutti i nostri amici".
"Uno" usa queste parole per fare il bilancio della sua unione con "Due": "Ventiquattro anni che stiamo insieme. E continui ad essere la benedizione della mia vita. Per dodici anni tu hai protetto me, eri tu quello forte dei due. Per dodici ho protetto te. Dodici a dodici".
E ancora le storie degli sposi Marisa e Renata, Angelo e Tommaso, Francesco e Roberto, Anna e Beatrice, per un testo tra saggio e letteratura che propone di considerare, anche legalmente, la pluralità dei nuclei familiari. La conclusione auspica la piena consapevolezza della complessità e della ricchezza di significati che appartengono ai legami affettivi, erotici, di solidarietà, di sostegno, di totale condivisione che possono unire due persone indipendentemente dal sesso, dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere.

Recensione inviata da Saverio Aversa.
Articolo pubblicato
su "Liberazione" del 6 febbraio 2005

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