Loving Greta GarboIl 15 aprile 2000,
esattamente dieci anni dopo la morte di Greta Garbo e secondo le sue
volontà, al Museo Rosenbach di Filadelfia venne aperta una scatola
contenente oltre cinquanta lettere indirizzate a Mercedes de Acosta. Lesbo,
ma con Garbo Saffo svedese. Greta Garbo: dal 1931 al '59 la diva ebbe una relazione con la sceneggiatrice spagnola Mercedes de Acosta. Per conoscere Greta bisogna conoscere il Nord. Perché non puoi che definire nordico il suo carattere introverso. Per conoscerla bisogna conoscere, ma profondamente, vento, pioggia e oscuri meditabondi cieli». Così Mercedes de Acosta descrisse una volta la sua trentennale amica, la divina Garbo. Della loro storia d'amore, rimasta fin qui un mistero, parla il film-documentario Loving Greta Garbo, che sarà presentato al 15° Festival gay lesbo (dal 30 maggio al 5 giugno a Milano, cinema Pasquirolo; dal 5 al 9 giugno a Bologna, cinema Lumiére). Lo ha girato la quarantacinquenne regista svedese Lena Einhorn, che si è basata sulle 55 lettere, 17 cartoline, 15 telegrammi scambiatisi dalle due donne fra il 1931 e il '59, e resi noti solo l'anno scorso. De Acosta, fascinosa sceneggiatrice e scrittrice dichiaratamente lesbica (fu «fidanzata» anche con Marlene Dietrich e Isadora Duncan), aveva 31 anni quando incontrò Garbo, allora 25enne. Insieme trascorsero una idilliaca vacanza sulla Sierra Nevada. Dopodiché i sentimenti della diva andarono raffreddandosi, mentre quelli della focosa spagnola s'incendiarono riversandosi in una gelosia ossessiva che stremava Greta. Eppure, l'amicizia durò fra alti e bassi fino a quando la tenebrosa Mercedes, che vestiva sempre di nero e si vantava di poter «strappare qualsiasi donna al marito», pensò di ricattare l'ex amante, preoccupata di celare il privato, proprio con quel mucchietto di lettere. Greta le tolse il saluto, ma chi se non lei pagò in modo anonimo le costose cure mediche dell'amica fino alla morte, nel '68? Il film di Lena Einhorn fa luce su questa storia intricata, ma non solo. Segue la divina dall'infanzia povera a Stoccolma fino alla ritirata vita newyorkese, indagando sulla depressione che la devastava e la non risolutiva ricerca spirituale attraverso la meditazione e la filosofia orientali, elementi che ebbero un peso nella repentina decisione, a 36 anni, di lasciare le scene. Loving Greta Garbo
non sarà l'unico evento promesso dal Festival che si sta ritagliando
nel tempo una sua sempre più interessante fisionomia. I titoli
in programma sono un centinaio (fra lungometraggi e corti) selezionati
dai più importanti festival (Loving Greta Garbo, per esempio,
viene da Montreal). L'apertura è riservata a Drole de Felix di
Olivier Ducastel e Jacques Martineau (nelle sale a luglio), ritratto
della «nuova famiglia» costruita non sui legami di sangue,
ma sulle affinità elettive. E sarà chiuso (per la parte
milanese) dal campione d'incassi al botteghino thailandese: The Iron
Ladies, di Yongyooth Thongkonthun, storia di una squadra di pallavolo
composta da gay, transessuali e da un solo eterosessuale. |
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