Tribadi &
socie:la sessualità femminile non conforme nei termini
e nelle definizioni
Nerina Milletti *
Dalla rivista"Rivista
di Scienze Sessuologiche"-vol.9, n 1-2,1996,Del Cerro ed.
Tribade
Secondo Marie-Jo Bonnet questo nome,
di origine greca, arrivo' agli umanisti francesi del Rinascimento
attraverso le traduzioni di autori latini (Luciano, Marziale,
Fedro) dove le tribadi vengono decisamente condannate, e fu per
tre secoli il termine più usato per indicare una donna
che aveva rapporti sessuali con un'altra donna. In Francia compare
nel 1566 ad opera di Henry Estreme (Apologie pour Herodote), ma
viene registrata nei dizionari francesi solo a partire dal 1680.II
suo significato sarebbe legato all'importanza attribuita alla
clitoride, la " dulcedo veneris ", conosciuta da greci
e romani, ma dimenticata e "riscoperta" solo alla fine
del 1500. Jacques Duval, 1612, cita altri sinonimi seicenteschi
per "tribas": subigitatrix, ribaude, frictrix. Nel 1587
Bourdeille comincia a scrivere le sue Memoires contenant la vie
des dames illustres de son temps (pubblicate solo nel 1666).Vi
compaiono dames lesbiennes che si chiamano tribades e fricatrices
"ou qui font la fricarelle en mestier de donna con donna
[in italiano nell'originale], comme l'a trouve' ainsi aujourd'huy"
("che fanno la fricarella in mestiere di donna con donna").
Qualche pagina dopo pero' precisa che gli " amori muliebri
si compiono in due modi, gli uni per mezzo di fricarelle ",
gli altri, come dice Marziale nell'epigramma a Bassa, "con
geminos committere cunnos". I danni avverrebbero quando "s'aiutano
con alcuni strumenti a foggia di... e chiamati 'godemichi"'.
Questi godemichi sono gli 'olisboi', noti anche ai greci. Nel
XVI secolo fu possibile il passaggio concettuale da una tribade
che si procura il piacere senza l'uomo (secondo l'etimo greco
unicamente con lo sfregamento dei genitali), a quella che l'ottiene
come un uomo (grazie alla clitoride eccezionalmente grande, con
la quale poteva "abusare" di un'altra donna). Il passaggio
inverso poté invece avvenire nel XIX secolo, quando l'attenzione
si sposto' e si concentro' sulla vagina. I1 vizio comunque era
nel corpo, e non nello spirito (o nella psiche); e secondo alcuni
questa potrebbe essere la spiegazione del perché le tribadi
non furono mai assimilate (come invece lo furono i sodomiti) agli
eretici. In Inghilterra "tribade" viene riportato per
la prima volta nel 1601 (William King, The Toast) ma sarebbe stato
usato, secondo Donoghue, fino a tutto il 1700; Friederich Karl
Forberg ( 1824 ) in De figuris veneris usa questo termine per
descrivere gli "Alexandrian colleges" esistenti nella
Londra di fine '700. "Tribady" avrebbe fatto la sua
comparsa solo nel 1811 in occasione di un processo per questo
reato. In Olanda "tribadie" comparve nel 1650. In italiano
il termine "tribade" e' presente almeno dal Rinascimento.
Annibal Caro ad esempio parla delle "tribadi di Lesbo"
nel 1539", e per i vocabolari italiani dell'Ottocento che
lo registrano, '`tribade" o "tribada" e' "femmina
che con lascivi fregamenti si procurava il piacere sessuale con
altre femmine o da sola , oppure ' femmina impudica che usa con
altra femmina" od anche "donna che fregando le parti
genitali colle mani o coll' olisbo (sorta di pene di cuoio o d'altra
materia) o con altri lascivi fregamenti soddisfa da per se sola
la libidine, od esercita amori contro natura con altra donna''.Esistono
pero' distinzioni basate sul tipo di atti sessuali praticati,
alcune delle quali già viste e su cui torneremo in seguito
.Accenniamo qui che per Mantegazza,1885, si ha il "tribadismo"
quando "una femmina che fornita di un clitoride eccezionalmente
lungo puo' simulare l'amplesso con altra femmina... [anche se]
oggi pero' e' sinonimo di amore fisico fra due donne, sia pur
soddisfatto nell'uno o nell'altro modo '' .
Fregatrice , subigatrice
"Fregatrice" sembra parola
poco usata in italiano . Insieme a "subigatrices" Mantegazza
la fa derivare dal latino, ma nelle traduzioni da Tertulliano
(300-400 d.C.) "frictix" sarebbe stata tradotta come
strega o ingannatrice.Per Donoghue' "fricarelle" sarebbe
parola specifica del francese del 1500.
Saffista
Nel 1789 Madame Piozzi (Hester Thrale)
annota nei suoi diari che "la regina di Francia e' a capo
di una banda di mostri che si chiamano 'saffiste"', ma gia'
nel 1762 una traduzione inglese del convivio di Platone (tradotto
in Italia nel 1475 parla di due donne come "sapphic lovers".
Per Battisti ed Alessio"'saffismo" sarebbe "termine
medico del XIX secolo, sinonimo di tribadismo e derivato da "Saffo",
poetessa greca di Lesbo ('Lesbismo') alla quale si attribuiva
detta inversione sessuale"; negli altri vocabolari italiani
che sono stati consultati di saffico esiste invece soltanto il
verso, anche se Martineau,1896, ci informa dei gravissimi rischi
del saffismo.
Clitorismo
All'interno della scelta dell'oggetto
sessuale vengono operate distinzioni sulla base del tipo di pratiche
preferite .Come abbiamo gia' accennato si distinguevano il "tribadismo"
(consistente "nello sfregamento della vulva d'una donna contro
quella d'una compagna") dal "Clitorismo" (penetrazione
effettuata tramite la clitoride) e da "saffismo" o "lesbismo"
("quello sconcio atto per cui due donne applicano contemporaneamente
la bocca l'una sui genitali dell'altra") che era pero' anche
sinonimo in generale di sesso orale tra due donne ma anche tra
una donna ed un uomo (passivo e che quindi poteva dare luogo alle
deformazioni descritte da Martmeau ma anche attivo e quindi consistere
nella fellatio chiamata anche amore "alla lesbiana"
o "alla fenicia"). Un'altra pratica che avrebbe avuto
"piu' proseliti che il tribadismo" era costituita da
coloro che "erano contemporaneamente tribadi e saffiche ...
note per la masturbazione della clitoride". Di clitoridismo
parlava anche il "padre" dell'onanismo Simon Andre'
Tissot nel 1758.
Donna-uomo
Nella letteratura medica italiana
la dizione "donna-uomo" compare in Arigo e Fiorani,
1879, riferita pero' ad un caso di ermafroditismo anatomico come
era in uso dal 1500. Fu anche usata per indicare casi di "passing"
da B.G. Selvatico - Estense nel 1904. Bonnet cita l'uso fatto
da Bavle nel 1720 di "hommesse'` riferendosi a Saffo.
Urninga
"Urning" ed il suo femminile
"urningin" (tradotto in italiano come "urninga"
ma anche come " urningo-femmina " 1900) furono coniati
da Karl Heinnch Ulnchs, che li utilizzo' nei suoi saggi pubblicati
tra il 1864 e 1875. Questi nomi indicavano persone che avevano
istinti sessuali che non corrispondevano ai loro organi genitali,
e derivano dal Simposio di Platone, in cui l'amore omosessuale
tra uomini viene considerato di pertinenza di Afrodite Urania.
Lo stesso autore conia molti altri termini, tra i quali "dioninga"
per eterosessuale, "uranodioninga" per bisessuale, e
"uraniastra" per pseudomosessuale, ma solo "uranismo"
ebbe un qualche successo in Italia, come testimonia l'uso fattone
da Scighele, 1892 e da Marc Andre' Raffalovich. 1896.
Terzo sesso
Sempre Urlichs utilizzo' nel 1864
il concetto di "drittes Geschlecht" ("terzo sesso")
per quei casi in cui "un'anima di donna sia innestata [inclusa]
in un organismo mascolino". L'idea che esistano tre sessi
c'era anche nel Simposio di Platone, ma il ' terzo sesso"
rappresenta invece l'origine degli eterosessuali. Alessandro Severo
(che regno' nel 222-235 ), secondo il suo biografo parlava del
' tertium genus hominum" a proposito degli eunuchi, che a
rigore invece sarebbero stati privati del proprio sesso. Theophile
Gautier, nel 1836 usa "troisieme sexe" per una donna
con qualita' maschili, mentre per Balzac, pochi anni dopo, terzo
sesso significava già omosessuale. Per Michela De Giorgio
la diffusione di "terzo sesso" sarebbe derivata dal
titolo di un romanzo di Ernst von Wolzogen del 1894, mentre Guglielmo
Ferrero si sarebbe attribuito la paternità del neologismo,
diffuso fino agli anni '30, in un libro di Mantegazza del 1897.
Contraria
ed invertita
Karl Westphal studio' piu' di 200
casi di omosessualita', che nel 1869 chiamo' "kontrare Sexualempfindung".
In italiano fu tradotta come "sessualita' contraria",
ad esempio in una traduzione di Krafft-Ebing del 1896, od "invertita",
da cui poi il sostantivo "invertita". Arrigo Tamassia
nel 1878 uso' per la prima volta questa parola, che si diffuse
poi nelle altre lingue europee forse anche perche' chiamarla sessualità
"contraria" poteva dare un'idea di ribelle , alternativa,
mentre una sessualità "invertita" era chiaramente
anomala e innaturale. Il primo caso di "inversione"
pubblicato in Italia e riguardante una donna si deve a Cantarano,
nel 1883. Come sinonimo di sodomita, uranista ed omosessuale,
"invertita" arriva nella letteratura italiana non scientifica
ai primi del 1900, e sostitui' "pervertita", dal suono
simile ma fortemente connotata sul piano morale .Anche "perversa"
e "pervertita" sono concetti diversi .Pio Viazzi distingue
infatti "perversita'" da "pervertimento" delle
tendenze sessuali: solo la prima e' indizio di corruzione, "effetto
di viziose abitudini, "comunissima oggidi' nei grandi centri
e fra le classi sociali piu' raffinate" .Perverse sarebbero
percio' le donne che possono avere rapporti sessuali anche con
gli uomini, mentre pervertite quelle che non hanno questa possibilità
di scelta e sono percio' incurabili. Le medesime idee erano state
espresse da Richard von Krafft-Ebing, la cui opera piu' famosa,
Psychopathia sexualis fu pubblicata in Germania nel 1886. "Invertita"
per Wayne ed altri denota, oltre all'orientamento sessuale, anche
l'inversione di genere, cioe' riferita ad un vasto campo di comportamenti
devianti appunto rispetto al genere (considerato in modo piu'
olistico e totalizzante di quanto lo sia attualmente), mentre
"omosessuale" era ristretto alla scelta dell'oggetto
sessuale . Questo cambiamento concettuale sarebbe avvenuto dopo
il 1900, favorito anche dalla distinzioni freudiane tra meta ed
oggetto delle pulsioni sessuali.
Omosessuale
"Omosessuale", per la precisione
"Homosexualitat", e' una parola coniata da Karoly Maria
Benkert, che nel 1869, col nome di Kertbeny, invio' una serie
di tre lettere al Ministro della Giustizia prussiano per protestare
contro l'estensione a tutta la Germania del articolo 175 (ex paragrafo
143) che puniva i rapporti sessuali tra uomini. Lo stesso Benkert
creo' anche "normalsessualita'", cioe' eterosessualita',
e " doppelsexual " ."Omosessualita'" dunque
non nacque come termine medico, e probabilmente , come sostiene
Dall'Ono, fu scelta per insistere sulla "virilita'"
dell'omosessuale maschio, e fu poi preferita ad altre, piu' corrette
dal punto di vista filologico, quali "omogenico" od
"omogeneo" (Edward Carpenter, 1895), "androtropo"
e "ginotropa" (Kurt Hiller)."Omosessuale"
e' infatti meta' parola greca (omissis) e meta' latina (dal medioevale
"sexualis"), costruita sul modello de] linguaggio scientifico,
dove "unisessuale e "bisessuale" erano stati introdotti
dalla fine del 1700 con le parole francesi "unisexuel"
e "bisexuel"; si adatto' perfettamente al linguaggio
scientifico, formando il trittico omo-etero-bi sessualita'. Sempre
secondo Waine, fu divulgata da Gustav Jaeger, che usa eterosessualita'
nella seconda edizione di Entdeciung der Seele del 1880; e si
diffuse dopo l'affare Eulenburg, negli anni 1907-1908. Fu usato
dal 1893 in avanti in Francia ed Inghilterra ma con eccezioni
(vedi unisessualita') e forse tuttora e' ancora la parola piu'
utilizzata. Per Rosanna Fiocchetto in Italia la parola "omosessualita'"
sarebbe stata utilizzata per primo da Enrico Morselli nel 1894
ma almeno l'aggettivo '`omosessuale" era stato gia' anticipato,
ad esempio da Carrara nel 1892, in una recensione dove si parla
di "rapporti omosessuali". Si affermo' in Italia dopo
il 1920, in un primo tempo anche come "omosessualismo".
"Homosexuelle" compare nel supplemento del Larousse
solo nel 1904, I'inglese "homosexual " nel 1897. Sulla
nascita invece dell'omosessuale come "specie" od "identita'"
distinta, si rimanda ai vari dibattiti storiografici attualmente
in corso. Secondo gli storici della scuola "costruzionista"
il termine "omosessuale" e' altrettanto anacronistico
di "gay" se usato per epoche precedenti il nostro secolo,
anche se "omosessuale" ci sembra meno temporalmente
circoscritto perche' suona piu' ufficiale, scientifico.
Omofilia
Un termini piu' recente e' "omofilo",
che come "Homophilie" compare negli scritti di Karl-Gunther
Heimsoth e sarebbe stato presente nella Germania degli anni 20,
e che qualche decennio piu' tardi si diffonde in Olanda, tanto
che gli anni 1950-69 sono stati infatti chiamati il periodo omofilo
della storia gay. Esso include anche le relazioni non sessuali,
ma non l'ho mai trovato al femminile; al maschile e' stato usato
in Italia in un articolo della rivista "L'Espresso"
nel 1980.
Lesbica
L'ipotesi di Bonnet e' che nonostante
Brantome lo usasse gia' alla fine del 1500, "lesbienne"
si diffuse in Francia solo dopo la pubblicazione e la condanna
per oltraggio nel 1857 delle poesie di Baudelaire. Emma Donoghue
trova invece "tribades" e "lesbians" come
sostantivi in un poemetto del 1732 (The Toasl, di William King).
Nel nostro studio ' amori lesbi" e usato da Lombroso nel
1881, e "amore lesbico" da Scipio Sighele, 1892, ma
non si trova mai "lesbica" come sostantivo. "Amore
lesbiano" lo chiama Mantegazza nel 1885. Nei vocabolari italiani
del 1800 da noi consultati questa parola non c'e' , ma nel Battaglia
"lesbia" e' un genere di uccelli della famiglia del
colibri', una squadra di piombo usata su Lesbo ("la quale
alle cose da misurarsi s'accomoda, e non isforza quelle alla sua
misura"), una regola perla quale materia e forma si adattano;
"lesbie" sono le stelle della Chioma di Berenice; "lesbio",
"lesbiaco", "lesbiano", "lesboico"
o "lesbico" come aggettivi sono riferiti alla poesia
greca, ad un tipo di marmo, ad un vino, un vento e ad un sistema
di costruzione dei muri, oltre che all amore omosessuale tra donne.
In quest'ultimo senso ai primi del '900 lo usano D'Annunzio e
Soffici, mentre l'etimologia e' molto chiara in Firenzuola (1548);
"lesbiare" e' frequentare prostituire (dal nome di Lesbia,
la donna amata dal poeta Catullo, "che ebbe fama pessima");
"lesbiata" e' la pratica sessuale lesbica gia' nella
seconda meta' del 1600), mentre per "lesbica" come sostantivo
si deve aspettare la seconda meta' del nostro secolo. "Lesbian"
sarebbe stato usato in inglese per la prima volta in un articolo
del 1883 su "The Alienist and Neurologist" a proposito
di Lucy Ann Lodbell; su un quotidiano nel 1892 New York Times
a proposito dell'assassinio di Freda Ward fatto da Alice Mitchell;
Battisti ed Alessio registrano "lesbin" nel 1660.
Intersessuale
"Intersessualita'" fu usato
in Italia negli anni '20 e '30, e come "intersessi"
anticipato da Edward Stevenson (= Xavier Mayne) nel 1908.
Ermafrodita pseudoermafrodita
Termini piu' antichi erano "ermafrodita",
registrato per la lingua italiana nel XIV secolo, utilizzato gia'
nel volgare di Sant'Agostino e da; Ghiberti . Il Canini nel 1865
ne da' le seguenti definizioni: 1) essere mitologico che nato
da Venere e Mercurio possedeva doppie parti genitali, di uomo
e di donna; 2) donna in cui la clitoride e' straordinariamente
sviluppata, e che ha forma, voce, abitudini quasi virili; 3) uomo
le cui parti genitali sono imperfettamente sviluppate e che nei
lineamenti e nel carattere ha qualcosa di femmineo; 4) animale
in cui i due sessi sono riuniti; 5) fiore in cui i sessi sono
riuniti. Ermafrodito era infatti il nome del mitico figlio di
Hermes ed Afrodite del quale si era innamorata la ninfa della
fonte Salmacis , vicino ad Alicarnasso ; il giovane si immerse
nell'acqua e si fuse con la ninfa. Il suo culto e' documentato
in Atene fin dal V secolo. Se usato dai medici poteva far supporre
un comportamento sessuale radicato nella biologia, ma l'ambiguità
del concetto e' tale che Dante (Purgatono XXVI , 82) lo uso' per
connotare i; rapporto eterosessuale. Nella prima meta' del 1800
(in Settembrini, in un commento a Luciano), riguarda invece i
rapporti tra lo stesso sesso. Per Bonnet era un termine legato
agli ambienti massoni, usato in una satira del 1605 (L'ile des
hermaphrodites) sulla corte del poco virile Enrico III. Nel concetto
di " ermafroditismo psichico' o " psicosessuale"
c'e' la commistione tra sesso e genere "opposto": il
sesso anatomico femminile si accompagna alla scelta sessuale "maschile"
rivolta verso le donne ossia l'invertita aveva un cervello o un
sistema nervoso maschile in un corpo femminile. Gia' dal 1600,
almeno in Inghilterra, "pseudoermafrodita" era diventato
sinonimo di 'tribade"68, ed anche nella rivista di Lombroso
questa espressione e' molto usata, a partire da Carrara, 1903.
Hans Kurella, 1896 distingue invece tra: 1) "ermafrodita"
(in cui coesistono le due gonadi); 2) "pseudoermafrodita"
(con inversione dei caratteri sessuali secondari ossia dei genitali
esterni); e 3) "urningo" (con inversione dei caratteri
sessuali terziari, ossia peli, voce, muscolatura, ecc.).
Sodomia
Per Wayne quello di sodomia sarebbe
concetto alieno sia al mondo bizantino ed israelita del Medioevo
che al mondo cristiano dopo Giustiniano (regno' nel 527-565),
sarebbe entrato nel latino medioevale dalla fine del 1100 e come
penetrazione anale fu inteso solo dopo il 1870 circa .Si indagarono
anche le possibili cause, tra le piu' curiose ecco che "Chi
nasce in nel segno dei Gemini fia di buona forma, ma piccolo di
persona, ara' capelli sottili, e fia sodomito, linguardo ecc.".
La sodomia era un crimine contro natura che poteva essere commesso
in tre modi: "ratione modi (tra partner di sesso diverso
ma in modo "innaturale"), "ratione sexus"
(tra partner dello stesso sesso), e "ratione genus"
(con specie animali diverse).Era quindi estesa anche a casi non
citati per la distruzione delle citta' della pianura nella Genesi
. Era dunque un termine che poteva riguardare entrambi i sessi,
utilizzato per i tutti i tipi di penetrazione che non fossero
il normale e "lecito" coito eterosessuale, quindi "sodomita"
poteva essere tanto l'uomo che la donna- etereo od omosessuale.
"Sodomia" come "atto venereo tra persone del medesimo
sesso", viene riportato in Italia per la fine del 1200 e
i primi del 1300.Tutto deriva da Tommaso d'Aquino, che nella Stemma
Teologica, scritta nel 1267-1273, interpreta il pensiero espresso
da San Paolo nella Lettera ai Romani 1,26, e chiama sodomia la
copula con un sesso indebito, maschio con maschio o femmina con
femmina. Percio' non e' vero che nell'uso corrente indicasse solo
l'omosessualita' tra uomini come si e' talvolta sostenuto. In
alcuni paesi d'Europa, come la Francia, se la sessualita' tra
donne includeva la penetrazione era considerata sodomia e punita
col rogo. Alla fine del 1500 la francese Marie Lemarcis che aveva
avuto rapporti sessuali con una donna, si salvo' dall'accusa di
sodomia e dal rogo, perche' le fu attribuito il sesso maschile,
in quanto il suo membro, invisibile all'esterno, fu giudicato
al tatto un pene (non si vedeva, ma era tale perche' emetteva
un liquido, mentre il fatto che avesse le mestruazioni non conto').
Se fosse stata riconosciuta come ermafrodita la sua sorte avrebbe
potuto essere quella di Suor Angelica de la Motte de Vilbert d'Apremont,
che accusata nel 1661 da Suora Gabriella Damily di essere maschio
e femmina nello stesso tempo, ed accertato che infatti tale "
mostro " aveva gli organi di entrambi i sessi, fu condannata
all'impiccagione poi tramutata in prigione a vita.rigione a vita,
ma per un caso diverso, anche per Benedetta Carlini, badessa di
un convento a Pescia ai primi del 1600. Sul caso Mane/Marin vedi
Jacques Duval, (che ci ricorda che il nome vagina e' tale perche'
essa e' la "vagina membri virilis"), e riporta due casi,
uno avvenuto nel 1560 a Rennes di un ragazza di 14 anni che mentre
e' a letto con un'altra ragazza sviluppa dei genitali maschili,
e l'altro a Parigi. Qui un'accusata di tribadismo viene messa
in prigione insieme ad una donna che la provoca finche' alla presunta
"tribade" non compare un membro virile. Il caso piu'
o meno contemporaneo dell'olandese Henrika Schuna, "una donna
dal contegno virile che s'era stancata del suo sesso", si
concluse invece con la condanna della donna, perche' l'organo
posseduto fu giudicato una clitoride ipersviluppata. Era percio'
particolarmente importante accertare se gli ermafroditi fossero
"realmente" donne o uomini, e se fosse stato utilizzato
qualche strumento, perche' la sola "fricatione" non
era condannabile. Nei paesi come l'Inghilterra, dove questa legge
non c'era, ci fu molta meno attenzione alle definizioni legali
e mediche. Per il reato di sodomia la penetrazione con le dita
non era presa in considerazione, ne lo era l'autopenetrazione
con strumenti, quella che Frigerio nel 1893 chiama 'pseudonania",
'tendenza a procurarsi sensazioni voluttuose mediante l'uso di
strumenti e non colla ordinaria manustrupazione , ed "omettendo
di parlare di quanto si dice avvenga nei monasteri (come ci viene
assicurato da una ex suora isterica), negli educandati, ecc."
registra l'utilizzo di carta, fusi, gomitoli di filo, pani, pezzi
di legno, manici di scopa, pietre e altro per l'autopenetrazione.
Unisessuale
Anche questa parola fu usata per
omosessuale, come dimostra il titolo di un libro di Marc-Andre'
Raffalovich del 1896, dimostrando quindi un notevole scivolamento
semantico, dalla morfologia alla psicologia. In botanica sono
piante "unisessuali" (o "dioiche") quelle
a sessi separati, che hanno cioe' i fiori maschili su di un individuo
e quelli femminili su di un altro; sono "bisessuali (o "monoiche,
od "ermafrodite") piante nelle quali lo stesso individuo
producono gameti maschili e femminili.
Bisessualita'
L'esistenza di un orientamento sessuale
"esclusivo", quindi involontario, fu fortemente osteggiata
dai teologi cristiani allo scopo di rendere gli individui legalmente
e moralmente responsabili di una condotta "liberamente scelta"
. In quest'ottica le omosessuali risultano esseri bisessuali (come
tutti) che pero' scelgono elettivamente un comportamento omosessuale.
Il concetto attuale di "bisessuale" come individuo che
ha la capacita' di rispondere eroticamente a persone di entrambi
i sessi, e' basato sull'idea di un ipotetico sesso primordiale
"neutro"84; partendo da questo presupposto tutti gli
individui sono quindi bisessuali . Questo uso di "bisessuale'`
pero' genera confusione tra le categorie di sesso fisico, genere,
e orientamento sessuale, che dovrebbero invece rimanere distinte.
Dopo il rapporto Kinsey (1948) il termine viene usato per coloro
che hanno comportamenti non esclusivamente eterosessuali od omosessuali;
ma come nota Wayne la bisessualita', specie quella seriale ma
anche quella simultanea (propugnata dai movimenti di liberazione
degli anni '70), e' cosa assai diversa dall'idea o ideale di "non-orientamento"
(liberta' totale nella scelta degli oggetti sessuali), e assai
difficile da analizzare negli aspetti qualitativi e di significativita'
delle esperienze fatte (prendendo cioe' come parametro non solo
dati puramente quantitativi come la semplice percentuale numerica),
specie se si esaminano dati di culture ed epoche differenti. Inoltre
la scelta di questa auto-defininizione potrebbe essere collegata
al fatto di essere ritenuta meno stigmatizzante di "omosessuale'`;
questo dubbio sarebbe avvallato dal fatto che l'orientamento sessuale,
secondo il rapporto Kinsey sembra si stabilizzi dopo una certa
eta', diventando col tempo prima ' predominante" ed infine
"esclusivo".
Androgina
"Androgina", e' derivato
dal greco andros (uomo) e gynos (donna). Androgenes" e' un
"monstrum ex viro et femina constrans", oppure "virago,
femina animum virilem agens''. M.A. Canini ne da molte definizioni,
piu' o meno coincidenti con quelle attuali di ermafrodita perfetto
("che riunisce gli organi e le funzioni dei due sessi, che
puo' generare e far generare . Favoleggiavano gli antichi che
al principio del mondo i due sessi fossero uniti nello stesso
individuo, e che in Africa esistessero siffatti popoli")
e di bisessuale ("che fa da uomo e da donna in senso osceno");
mentre per gli animali offre una distinzione tra quelli "androgini"
("che possedendo i due sessi non possono riprodursi che accoppiandosi
a due a due, p.e. le lumache") e quelli "ermafroditi"
("che si riproducono da se, p.e. le ostriche" [esempio
questo non perfettamente calzante]); ma e' androgina anche la
donna che e' "per coraggio, ingegno superiore alla maggior
parte delle altre, straordinaria . Come si puo' notare anche in
queste definizioni, il termine e' stato utilizzato per indicare
sia una categoria di intermedio somatico sia una categoria di
intermedio psichico. Comunque, quando la perfezione e' l'uomo
virile, l'androgina/o rappresenta un uomo incompleto o diminuito.
Paolo Zacchia (1621-1625) distingue tra lo "ermafrodito"
ed altre due categorie, formate in base all'apparenza predominante:
lo "androgino" = uomo-donna (maschi o femmine con apparenza
maschile); e la "ginantropa" = donna-uomo (femmine con
organi maschili inutili, cioe' 'filiae virilis sexus' o maschi
con aspetto femminile), termine quest`ultimo riutilizzato da Krafh-Ebing
nella sua Psycopathologia. Alcuni mistici hanno supposto che la
figura di Cristo, essere perfetto come gli angeli, fosse androgina,
e cosi' per molti alchimisti ed occultisti del XIX secolo .In
psicologia l'androgino [notare il maschile!] e' una "personificazione
psichica che tiene consciamente in equilibrio il maschile ed il
femminile, uniti senza che ci sia fusione delle loro caratteristiche.
e in questo essere metaforico, e non nell'indifferenziato ermafrodito
che Jung vede simboleggiato il prodotto finale del processo alchemico".L'androginia
sarebbe dunque un mezzo per riconquistare l'unita' primaria dell'individuo
un ritorno ad una eta' dell'oro di armonia e completezza, un ideale
utopico che piu' volte nel passato ha agito potentemente, ma che
sembra sia stato ora abbandonato (anche dal movimento delle donne),
in favore di un rafforzamento di qualita' e valori definiti come
maschili e femminili.
Perifrasi
Ovviamente si poteva ricorrere a
perifrasi: una donna che ama il proprio sesso, una donna che commette
atti abominevoli, amori anomali od anormali (dal greco "anomalos"
che in latino si corruppe in "anormalis"; is latino
possedeva anche "abnormis" ma non "abnormalis"),
atti abominevoli ("abominio" fu usata nelle traduzioni
del Vecchio Testamento come se derivasse dal latino 'ab' ed 'homo'.
cioe' inumano, disumano, ma la parola latina contiene invece il
termine religioso 'omen'), degenerazioni, innaturale, innominabile,
crimine contro natura, variante, aberrazione (in origine usato
per le eresie religiose), atti contro natura, comportamenti devianti
("deviante" secondo Consoli verrebbe dalla bolla di
Innocenzo VIII del 1484 contro 'incubi' e 'succubi', persone di
ambedue i sessi che si concedevano a diavoli maschi e femmine,
e pertanto "a fide catholica deviantes"), ecc.
Incertezze
Fino alla fine del 1800 pero' c'era
comunque una grande incertezza terminologica anche tra gli scienziati,
dato che, come si e' gia' ricordato, si poteva parlare di "saffismo"
o di "tribadismo" riferendosi agli uomini. Esiste dunque
anche il saffismo maschile ma, come sostiene Moralizza, le "saffiste
muliebri" sono piu' lubriche di quelle che si danno con gli
uomini alle medesime pratiche" (saffismo e' qui sinonimo
di cunnilingus, ma Gian Pietro Lucini, un una recensione su "La
Giovane Italia" de "L'eredita' di Saffo", nel 1909,
chiama le tribadi "fellatrici"). Per Giuseppe Avenali,
1909 "[nei carceri minorili maschili] la sodomia e' frequentissima
e vi regna anche una specie di tribadismo maschile"; e si
poteva usare pederastia" per il "sesso gentile":
Cesare Lombroso ci informa che "un vizio tutto speciale,
sul quale non ho veduto richiamata l'attenzione degli altri alienisti,
e' quello del "tribadismo. Questa orribile pratica. che e'
una pederastia del sesso gentile...".Ma "pederastia"
poteva significare solo coito anale, ad esempio per I. Callari
, 1903 93, che sostiene che la prostituta siciliana non si da
a questo vizio se non costretta .
Onanismo
Per chi ancora basava la propria
classificazione sul tipo di atti sessuali e non sul sesso della
persona oggetto d'amore di una donna, il discrimine era la penetrazione
se questa era assente qualunque pratica poteva essere ridotta
ad "onanismo" o "masturbazione", che diventava
"reciproca" se vi partecipavano piu' persone . Cosi'
per Moraglia il tribadismo non e' altro che una specie di "onanismo
vulvare" (a meno che la clitoride non venga introdotta nella
vagina della compagna "ottenendo cosi' una specie di coito",
cioe' il "Clitorismo"); e cita Krauzold, per il quale
nelle carceri le donne "annodano soventi amicizie che, quando
e' possibile, vanno a finire in iscambievole masturbazione"
. La stessa valutazione e' quella di Rivotto Peccei, che a proposito
di due "urningo-femmina" parla di "masturbazione
orale reciproca'' . Garnier nel 18849 distingue l'onanismo in
base alle parti del corpo produttrici del piacere: 1) vulvo-vaginale
(tribadia e clitorismo); 2) della bocca (saffismo); 3) mammario;
4) anale. Precedentemente J. Christian aveva proposto una classificazione
della masturbazione basata pero' sull'organo agente: 1) mano o
bocca (clitoridea); 2) dita o strumenti (vaginale); 3) clitoride
(clitoridismo).
Desueti
Altri termini ancora piu' desueti
sono: "ginecerasta", "disordinata ed amante delle
donne", dalla biografia di Saffo trovata tra i papiri di
Ossicino ; "hetairai" (compagne, intime amiche; Saffo
chiama cosi' le allieve del suo tiaso quando ancora " etera
" non significava " cortigiana " ); " hetairistnai
" (Platone le. cita n el " Simposio "le. donne
formate dalla sezione di una donna non prestano per nulla attenzione
agli uomini, ma si rivolgono piuttosto verso le donne, e da questo
genere nascono le hetairistriai); per Forberg le "hetairistries"
sono donne che cercano le etere per il commercio carnale, come
gli uomini. Ribaude (ribalda?) compare in un dizionario francese/inglese
del 1601.Hirshfeld nel 1914 distingue a seconda delle preferenze
rispetto all'eta' delle donne amate: "korofila" (attratta
dalle bambine); "partenofila" (attratta dalle adolescenti):
"ginecofila" (attratta dalle donne adulte); "graofila"
(attratta dalle donne anziane). Abbastanza raramente si trova
"ginandra", usato da Krafft-Ebing.
Transessuale (1949)
"Transessuale" (dal latino
"trans", attraverso e "sexus", sesso) sarebbe
un concetto introdotto nel 1949 da D. Cauldwell e popolarizzato
da Harry Benjamin negli anni 50', tradotto in Italia nel 1968.
Secondo Warren Johansson le-i transessuali donna-uomo rappresentano
solo il 15-25% dei transessuali, e sarebbero un gruppo diagnostico
molto omogeneo; da ricerche effettuate presso l'ospedale San Camillo
di Roma (uno dei pochi in Italia dove siano effettuati interventi
per il cambiamento di sesso) questa percentuale sembra in aumento,
risultando attualmente il 35%. Non essendo collegato pare ad esperienze
o situazioni familiari particolari non sembra che il transessualismo
possa essere spiegato con cause psicologiche o sociali percio'
taluni hanno formulato I'ipotesi di un sesso ("programmato
nell embrione) che in alcuni casi risulterebbe diverso da quello
anatomico . Un interpretazione psicanalitica particolarmente conservatrice
del fenomeno e' espressa da Catherine Millot. Scuramente influisce
la radicata credenza sociale che se esistono solo due sessi devono
esistere solo due generi; e' probabile che ci siano casi nei quali
la propria identita' semplicemente cade oltre anche la piu' tollerante
demarcazione tra i sessi. I1 transessualismo puo' essere definito
come il desiderio di un cambiamento di sesso dovuto ad una completa
identificazione col genere del sesso opposto negando o cercando
di modificare il sesso biologico originale. I primi casi di operazione
chirurgica per il volontario cambiamento dal sesso femminile al
maschile riguardano Sophia Hedwig che nel 1882 divento' ufficialmente
Herman Karl; Alan Hart ne e' Alberta Lucille, nel 1917; Laura
Dillon. il cui riassegnamento termino' nel 1949. In Italia il
primo caso da uomo a donna di grande risonanza fu quello di Romina
Cecconi negli anni 60.
Travestita (1910)
"Travestita" . Travestito"
e' la parola scelta da Magnus Hirschfeld (1910) che fu preferita
ad eonista proposto da Havelock Ellis (1906).A proposito degli
omosessuali maschi in Italia sarebbe stata usata fin dal 1500
registrata sul dizionario Zingarelli solo nel 1970; transvestitismo
fu usato nel 1921 sulla rivista Rassegna di studi sessuali mentre
travestitismo (senza la n ) nel 1948. L'attuale significato specie
se applicato agli uomini puo' pero' comprendere anche situazioni
erotiche transitorie dove la sessualita' e' invece di tipo eterosessuale
. Leggi contro il travestitismo sono presenti anche nella Bibbia.
nel Deuteronomio. Henrv Fielding nel 1746 con The Female Husbanl,
racconta la storia effettivamente accaduta di Mary Hamilton. Altri
nomi per lo stesso fenomeno sono quelli inglesi di "cross-dressing"
proposto da Edward Carpenter nel 1911 e di "passing"
.
Gay
Per quanto riguarda il termine gay"
per molti sarebbe usato non solo per indicare un inclinazione
ed un attivita' omosessuale ma un attitudine sociale la costruzione
di una particolare subcultura e I'esistenza di relazioni sociali
.Sarebbe diverso da omosessuale (che connoterebbe soltanto un
orientamento sessuale artefatto della propria storia personale
non una scelta deliberata) in quanto designerebbe il/la militante
cosciente e consapevole .Derivato dall'antico provenzale "gai",
nel XVII sec. l'inglese "gay" designo' il libertino,
nel XIX la prostituta .Nel 1933 fu usato come aggettivo: gay cat
(ragazzo omosessuale); negli anni '50 e' gia' un eufemismo per
omosessuale .Come fa notare Kosofski, in questo senso la sua scelta
e' un atto potentemente affermativo, ma molte donne rifiutano
questo termine restringendolo agli uomini, e si parla cosi' di
"gay e lesbiche" . Interessante a questo proposito e'
la variazione avvenuta nella denominazione dell'associazione "Arci
gay", che dopo qualche anno riconobbe ad una sua parte il
nome di "Arci gaydonna" ed ora e' invece "Arci
gay-Arci lesbica".
Queer
Ancora piu' recente e' "queer",
parola inglese che originariamente significava strana, eccentrica,
assurda, poi dispregiativa per omosessuale, ed infine entrata
negli anni '90 nel linguaggio politico di chi non si sente "gay"
(felice), bensi' arrabbiata o disgustata, e sceglie questa, sentendo
inadeguate altre definizioni, pur rivendicando una sua diversita'
(azione versus assimilazione)l.
I termini tribade, saffica, onanista,
ecc. esprimono dunque concetti diversi da quelli attualmente seguiti,
l'etimo di una parola non e' pero' il suo "vero" significato,
ma solo un significato "precedente . L'invenzione di nuove
parole non significa necessariamente la nascita di nuovi significati
.Optare tra una delle due correnti teoriche (nominalismo ed essenzialismo),
investe non solo il senso di identita', ma anche le strategie
politiche, rispettivamente centrate sull'integrazione o sul separatismo
.
Come
ricorda Martha Vicinus parlare di lesbismo come lo intendiamo
oggi, ha senso solo dove sessualita' ed identita' sono strettamente
collegate e dove l'identita' personale e' gia' un valore culturale,
ma non e' sempre stato cosi' . Inoltre e' molto probabile he donne
di altre epoche non avrebbero potuto riconoscersi nelle nostre
categorie e strutture simboliche, inserite in un altro sistema
di conoscenze . Ed e' anche probabile che, specialmente in altri
tempi o climi, l'orientamento sessuale possa essere considerato
in qualche modo periferico, percepito soggettivamente come un
attributo personale non cruciale per la propria identita'.
*
Storica. Collaboratrice di DWF. Babilonia, Queer.
Dal
sito: http://www.neurolinguistic.com/proxima/index.htm