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“LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO”

(26 Giugno 2004 )

Lettera aperta indirizzata ai condomini virtuali

Diffondete pure, se volete...

Carissime/i… Siamo state informate che vi sarebbe un lungo e delirante elenco di domande ed esternazioni postate in varie mailing list, prova che chi vi scrive, spesso legge poco (se lo fa) e male, se non malevolmente. Questo nostro ultimo intervento intende chiarire alcuni aspetti ma, soprattutto, vi diffida dal proseguire qualsiasi sterile discussione che ci veda, ormai nostro malgrado, offese parti in causa senza diritto di replica.

Due lettere aperte, dunque, per chiudere la partita, dopodiché affideremo alle valutazioni del nostro legale ed eventualmente alla magistratura, qualsiasi insinuazione venga fatta con lo scopo volontario o involontario di insultarci o nuocerci.

Lo abbiamo già scritto ma torniamo a ripeterlo: esistono leggi che tutelano la privacy e puniscono la diffamazione, esiste il segreto istruttorio – chi ha raccolto e diffuso informazioni false o riservate sull’accaduto, rischia di farsi del male e meglio farebbe a non lasciar tracce o ritrattasse. Ecco perché chi si è dato da fare per farci a pezzi, tace – ci vuol tanto a capirlo?

Lettera aperta di Cinzia Ricci

In ogni mia dichiarazione pubblica, peraltro ampiamente diffusa anche via mail (vi garantisco che non ho versato fiumi d’inchiostro, né ho rilasciato trenta interviste al giorno dall’8 Giugno ad ora, tutto il materiale è visionabile sul o tramite il mio sito, basta andare a leggerlo) ci sono già, chiarissimamente espressi, i fatti accaduti, le mie personali motivazioni ed opinioni firmate nome e cognome, così, chi ne ha interesse, può continuare a servirsene, ignorarle, travisarle o strumentalizzarle – sono tutte lì, nero su bianco. Furba, eh?

Vedete, la cosa davvero paradossale, è che per aver fatto il mio dovere come cittadina, persona e donna offesa, oggetto d’intimidazioni attraverso terzi e successive diffamazioni che vorrebbero dimostrare l’indimostrabile, sono, allo stato attuale, completamente rovinata sul piano della credibilità umana e professionale, nonché moralmente devastata. Ecco il mio guadagno. Se non fosse che le cose volgono al meglio, grazie al sincero interessamento dei pochi che hanno preso a cuore la nostra vicenda dimostrando un senso civico straordinario ed una ammirevole dose di buon senso, vi direi: «col cazzo che lo rifarei!». In effetti c’è troppa gente in giro che non merita il supplizio mio e di Sara, perché di questo si tratta, con buona pace di chi se ne stà comodamente seduta a far salotto non solo sulla nostra pelle, ma anche, e questo è folle, su quella di tutte le altre, compresa la propria…

Ciò che è successo e sta accadendo, lo dichiaro dal 7 Giugno. È da allora che aspetto un segno. Degli aggressori m’importa poco, quello che mi preme è che vengano fuori le responsabilità, si dia un segnale forte di condanna e rifiuto, di consapevolezza, affinché non passi il messaggio che in questo paese ad alcune puoi fare veramente di tutto, tanto non gliene frega nulla a nessuno, nessuno è disposto a muovere un dito. Ma più trascorrono i giorni, più si palesa la volontà di chiudere gli occhi, insabbiare, screditare. Le poche iniziative in corso, meritevolissime, sono opera di persone estranee al baraccone mass-mediatico e psudo-political-intellettualoide GLBTT. VERGOGNA!!! Questa è la realtà, aggravata dalla girandola di voci più o meno diffamatorie che dai ghetti internettiani raggiunge i leader carismatici del movimento offrendo loro un comodo alibi per non prendere posizione e meritatamente guadagnarsi il pane.

Tuttavia, l’ho detto, nel mondo reale qualcosa accade (grazie anche alla denuncia pubblica della quale mi sono resa responsabile, diversamente non so come sarebbe andata) e non dispero che in tempi ragionevoli si possa almeno aspirare ad un normale svolgimento dell’iter giudiziario, se non arrivare ad una positiva soluzione del caso dando il colpo di grazia a tutte le malelingue che infestano il web. È vero che le indicazioni che abbiamo potuto fornire sono talmente poche e vaghe che quasi non vi è speranza di poter risalire ad aggressori e mandanti, ma il rifiuto di archiviare il caso da parte del Procuratore Capo della Repubblica (che, visti gli atti, ha riscontrato superficialità e sottovalutazione) e la conseguente, immediata ingiunzione di proseguire le indagini affidandole finalmente alla Digos, ci rincuora enormemente. La notizia è del 26 Giugno - la diffondiamo con gioia, soddisfazione.

Ed ora le dolenti note (d’altronde galline siete, non c’era da aspettarsi altro – di questa lettera si offendano loro, non chi è sprovvisto di piumaggio).

C’è chi ha scritto che ci saremmo inventate tutto per renderci visibili, per farci pubblicità e farne al sito: argomentazioni ridicole e infondate, chi gli ha dato credito nascondendosi dietro parole quali “prudenza”, farebbe meglio ad interrogarsi sul proprio quoziente intellettivo – io mi limito a constatarne la malafede, perché questa ci vuole per arrivare a tanto.

1°) Personalmente, sono già relativamente “conosciuta”, non avevo bisogno di una storiaccia come questa per diventarlo ex novo o di più. O qualcuno pensa davvero che potrei gloriarmene, scrivere sul curriculum “vittima di un’aggressione omofoba” sperando di riceverne (in quest’italietta ipocrita, provinciale, moralista, misogina, maschilista, integralista e reazionaria) chissà quale vantaggio, trattamento di favore? Via, siamo seri… Sara, invece, non lo è e non vuole diventarlo, infatti non appare, non parla - sulla graticola ci sto io, non lei. Inoltre il sito è mio, ne sono l’unica responsabile e scrivente. A parte una piccola sezione sperimentale e ludica affidata a Lifrocchia. Chi ne fa uso a sproposito, impari ad utilizzare gli articoli prima di aprir bocca.

2°) Perdonate l’ignoranza, ma conosco solo due modi per trarre guadagno da un sito web personale: attraverso le pubblicità commerciali che esso ospita o grazie al ritorno d’immagine che può convincere terzi ad affidare incarichi all’autore o ad ospitarne altrove e in altro modo il lavoro. Nel primo caso il crescente numero di accessi incrementa il valore degli spazi pubblicitari rendendo vantaggioso occuparli, nel secondo occorre attrarre i possibili clienti per aumentare le probabilità che qualcuno si faccia avanti con qualche buona proposta. Sul mio sito non ci sono pubblicità commerciali e già tutti gli editori italiani di libri e riviste letterarie, cartacee e web, ne conoscono l’esistenza, in quanto è stata mia cura, in tempi non sospetti (grazie a Dio), invitarli a visitarlo per valutarne i contenuti. Questa “botta di vita” non fa certamente i miei interessi, anzi, getta un’ombra incancellabile sul mio lavoro e sulla mia persona. L’eccellente opera di demolizione alla quale sono quotidianamente sottoposta e, soprattutto, l’aver diffuso e alimentato l’opinione strumentalmente condivisa che io sia una mitomane scriteriata, mi ha procurato un danno incalcolabile al quale nessun risarcimento potrà rimediare. Ne saranno felici i miei detrattori e quelli che… “morte tua, vita mia”. Obiettivo raggiunto. Che si mettano tranquilli, dunque, e mi lascino finalmente in pace (tanto, prima o poi, i nodi vengono al pettine e allora sai che risate mi faccio…).

Qualcuno, quindi, potrà legittimamente chiedere: «…ma, scusa, perché l’hai fatto?» – perché sono scema, ecco perché. Perché “avevamo solo due possibilità: tacere o parlare – abbiamo scelto la seconda nella speranza che serva. Il mio senso civico mi ha detto che questa era la cosa giusta. Per quanto sconveniente sul piano personale, ho agito di conseguenza.” Non l’ho fatto per sentirmi dire che ero coraggiosa e giusta – lo so da me di esserlo, il che non dimostra che sia anche un fulgido esempio di modestia e avvedutezza. Beh, come si dice, nessuno è perfetto.

Non ho parole per esprimere l’offesa e la rabbia che sento, grazie a voi, soprattutto. Non ho parole perché forse non ci sono. Tutto questo è semplicemente inqualificabile. Io vorrei soltanto che nessuno fosse lasciato solo, messo nella condizione di diventare un bersaglio facile, indifeso e indifendibile, perché a qualcuno gli gira così. Già, ma dev’essere molto quello che chiedo, o di difficilissima comprensione per la massa di ottusangoli veri che rappresenta e popola la cosiddetta “comunità” omosessuale, gay e lesbica, specie se virtuale.

Ancora alcuni chiarimenti, così faccio felici le comari dell’ultima ora:

1°) La manifestazione a cui alcune fanno riferimento, non l’ho né chiesta, né pensata io. La data del 3 Luglio è incerta (sebbene ormai molto probabile) perché, vedete, è voluta e organizzata dalle istituzioni (Commissione Provinciale Pari Opportunità all’unanimità con il sostegno del Presidente della Provincia Andrea Tagliasacchi, ad esempio) le quali, per garantirne il successo, vorrebbero non sovrapporre nello stesso giorno eventi diversi che a Lucca in questo periodo abbondano… Visto? Nessun giochetto sotterraneo, inconfessabile – solo ragioni di utilità e buon senso (virtù ai più preclusa, mi rendo conto).

2°) Non ho potuto partecipare all’incontro del 21 giugno scorso svoltosi presso L’Arci Gay di Modena, perché ho dovuto occuparmi dei recenti imprevisti sviluppi (l’archiviazione dell’indagine, per essere precisi). Se ci saranno altri incontri, mi darete una mano per potervi intervenire e non sarò costretta ad essere personalmente altrove (avvocati, carabinieri, tribunali e quant’altro - per le disgrazie non ci sono limiti), non mancherò.

3°) Ho sentito anche parlare di cani (quelli a quattro zampe, non a due), fare insinuazioni sul loro “enigmatico” comportamento. Ora, io non so gli altri, ma vi garantisco che il mio era un deficiente senza eguali ed aveva un terrore smisurato degli uomini in quanto al canile dove lo avevo preso, qualche bell’esemplare maschile gli aveva fracassato le ossa nel tentativo di educarlo alla remissività – riuscendoci, peraltro. Perché, poi, ad un certo punto si sia ricordato di avere un’efficace dentatura, resterà un mistero. L’ho dato via due giorni dopo l’aggressione: la sua presenza, infatti, rappresentava non solo un pericolo per la mia persona poiché mi costringeva ad espormi senza alcuna protezione tre volte al giorno per fargli fare la sua passeggiata, ma soprattutto perché la sua vista mi era divenuta insopportabile – è a causa sua che Sara è uscita di casa quel maledetto 18 Aprile. Ed ora contattate pure la protezione animali per vedere se potevo farlo…

Ah, un’ultima cosa: se davvero v’interessa avere delle risposte, imparate a rivolgervi direttamente a chi può darvele - per interposta persona, da adesso in poi, non accetterò più nemmeno i saluti.

Bene, ho detto tutto. Vi lascio definitivamente ai vostri squallidi alambicchi.

Cinzia Ricci

Lettera aperta di Sara

Probabilmente basterebbe uno sguardo, un ritorno al mondo reale per riprendere in mano le redini del discorso e far tornare tutto ad una dimensione più umana. Mi sto rendendo sempre più conto che internet, il virtuale, è solo un mezzo che ci siamo creati per toglierci di dosso le vecchie usanze di buona educazione e rispetto che il contatto diretto comportava. Invece, dietro una tastiera si è liberi di parlare, soprattutto a sproposito, di far sanguinare senza correre il rischio di sporcarsi le mani. E si sa, le seghe mentali portano facilmente ad ingrandire le situazioni, a distorcerle. Da basi errate non si possono che costruire ragionamenti sbagliati. Tante donne perplesse, tanti dubbi sull’accaduto, non una che abbia avuto il coraggio di contattarmi per superare (o rafforzare, dipende) le proprie incertezze. Evidentemente non c’è il desiderio sincero di conoscenza, ma solo il piacere del pettegolezzo fine a se stesso. Questo aggrapparsi così sterile e morboso al sentito dire, alle chiacchiere di altre persone che nemmeno sanno di cosa parlano. Ma si sa, in Italia è di tradizione l’amore per il giudizio e la condanna. Oggi rido di fronte all’indignazione del piccolo circolo omosessuale che si lamenta perché continuamente sottoposto a giudizio da parte di quello che dovrebbe essere il mondo “dei normali”. Rido, perché in questa occasione molte persone hanno dimostrato che non c’è differenza tra gli etero-giudici e gli omo-vittime: tutti sono capaci di emettere sentenze.

Nel frattempo la vita di due persone sta andando in malora tra l’interesse sincero di una scarna minoranza, il disinteresse della maggioranza e l’accanimento mefitico degli sciacalli che non sanno far altro che gioire del dolore e delle disgrazie altrui.

Ma tutti lo sappiamo: quando qualche cosa di brutto accade in televisione è come se nulla fosse successo, quando capita a qualche nostro conoscente o amico rimaniamo turbati, se capita ad un parente o ad una persona che amiamo profondamente ci disperiamo. Se capita a noi? Mah, le reazioni penso che siano molto differenti: si può venire travolti da un dolore che ti schiaccia, magari c’è chi passa indenne come protetto da una impenetrabile sfera di diamante: io me ne sto rendendo conto a poco a poco. Una graduale presa di coscienza, potreste pensare: io preferisco definirlo uno stillicidio. Perché più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto mi è accaduto; più aumenta la mia consapevolezza, più ricevo attacchi malevoli e diffamatori che mi descrivono come un piccolo mostriciattolo bugiardo e vigliacco. Dovrei forse seguire il consiglio di chi saggiamente mi ha detto di prendere il computer e buttare lui e tutte coloro che ci vivono dentro, nella pattumiera. Beh, non senza prima aver detto la mia.

Provate ad immaginare cosa significa star male, fisicamente e mentalmente, vivere ogni ora con un’angoscia che vi si attacca alla bocca dello stomaco e non vi lascia andare. Sapere che c’è chi vi vuole bene eppure percepire un vuoto “ovattato” attorno al vostro corpo, come se nessuno fosse in grado di avvicinarsi per darvi quel contatto, quell’abbraccio che potrebbe sciogliere la tensione. Provate a immaginare cosa si prova nel camminare temendo ogni sguardo. Cercate di immaginarvi il dolore intenso e soffocante che stringe la gola quando leggi che sei solo una bugiarda, che ti sei inventata tutto e che la sofferenza che ora provi è solo una “bufala”; sapere che parlando non verrai creduta, stando in silenzio sentirai cose sempre peggiori. Rendersi conto che quello che voleva essere un impulso a lottare contro queste ed altre atrocità tenute sempre sotto silenzio, si è trasformato (per ignoranza di alcuni e malafede di altri) in una caccia alle streghe senza streghe da cacciare, ma solo con vittime rese tali dalla brutalità di certi uomini e soprattutto dall’imbecillità delle proprie simili.

Ho cercato il più possibile di stare ai margini di questa vicenda, anche se giustamente qualcuno mi ha fatto notare che ci vuole poco a sapere chi sono… Ma come fare? Da una parte il desiderio di chiudere le porte in faccia al mondo e starmene per conto mio a raccogliere i cocci, dall’altra la consapevolezza che con un “piccolo” sforzo potevo aiutare una persona a me molto cara e che in quel momento aveva bisogno di fare il percorso inverso al mio, cioè uscire allo scoperto per non rimanere isolata, facile preda. Da una parte il dolore privato, dall’altra la convinzione che è giusto avvertire del pericolo, mettere in guardia, far capire che la realtà che ci circonda può essere molto più violenta di quanto vogliono farci intendere.

E’ da qui che nasce la mia rabbia. Perché Cinzia (ed io indirettamente) non abbiamo chiesto ricompense per il nostro “coraggio”, gratificazioni, pubblicità o chissà che altro. Abbiamo chiesto solo di essere ascoltate anche per il vostro bene, volevamo solo che sapeste, che servisse a qualcosa…

Ma nemmeno questo va bene. E chi ci crede più alla buona fede? C’è qualcuno che confida ancora nell’altruismo? O nella sincerità? Per non parlare di empatia, di umanità… tenui ricordi di un lontano passato.

Ed oggi lo ammetto: era meglio non sporgere denuncia, era meglio tornarsene a casa facendo finta di nulla come tutti siamo tenuti a fare se non vogliamo passare sotto le grinfie del giudizio popolare.

Qualche cosa però l’ho imparata:

1) Che non ci si può fidare di nessuno.
2) Che puoi permetterti di far valere i tuoi diritti solo se hai i soldi (e qui ringrazio l’avvocato a cui mi sono affidata che ha accettato di darmi una mano pur sapendo che non sarei stata in grado di pagarlo: un uomo, un essere umano, una persona degna di stima).
3) Che c’è gente così gretta da invidiare una tragedia perché può rendere protagonisti (peccato che non sia toccata a loro).
4) Che l’Italia è piena zeppa di giudici pronti ad assolvere o condannare secondo l’umore e la convenienza del momento.
5) Che se non hai agganci, conoscenze, se non fai parte di un’elite o quantomeno di un gruppo politicamente ammanigliato, può caderti il mondo addosso che nessuno alzerà un dito: di te non frega niente a nessuno.

Concludendo… direi che viste le così abbondanti chiacchiere e le così scarsissime iniziative, non sarebbe male se la piantaste. Chi ci vuol vedere malafede, menzogna o altro continui pure a farlo: intelligenti si nasce, non si diventa.

Chi tiene a me e a Cinzia, comprenda il nostro stato d’animo, il nostro scoramento; capisca che gli esseri umani hanno dei limiti e purtroppo, per ingenuità, ci siamo addentrate in un territorio di lupi famelici pronti a sbranare: cerchiamo adesso di salvare almeno le ossa.

A chi invece non gliene frega niente, a chi già si è stancato di leggerne ed ascoltarne, non credo di dover dire nulla: faranno tutto da soli.

Io me ne torno nel mio piccolo mondo ad inventarmi un modo più originale e vantaggioso per diventare famosa…

Sara

http://www.cinziaricci.it

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