Le
Vedove Nere, comunità per sole donne, a seguito dell'episodio
di violenza accaduto alla compagna di Cinzia Ricci, il 18 Aprile
2004, in collaborazione con la stessa, pubblica questa intervista
con gentile richiesta di diffusione. Si precisa inoltre che, in
rispondenza alla linea editoriale del sito, Le Vedove Nere hanno
deciso di far parlare la protagonista stessa, evitando i discorsi
pieni di retorica e di artificiosa solidarietà che si risolvono
esclusivamente in un ammasso di parole cui non segue nessun impegno
concreto.
In questo modo la comunità delle Vedove Nere e chi diffonderà
questa intervista avrà fornito il suo sostegno ed il suo
aiuto a Cinzia Ricci in questo difficile momento.
.
A quasi due mesi dall'episodio di violenza che ha coinvolto la
tua compagna, con le indagini per lo più ad un punto morto,
che bilancio puoi fare?
Negativo, ma anche molto significativo. Questa situazione può
essere variamente letta e interpretata. Paradossalmente sta portando
a galla tali e tante di quelle responsabilità, contraddizioni,
paure, colpevolezze, che di certo qualche ricaduta ci sarà,
anche positiva, se non altro su un piano puramente dialettico.
Questo paese è pieno di armadi e in ogni armadio c’è
più di uno scheletro. Spero che la mia storia contribuisca
a fare un po’ di pulizia, apra un serio dibattito sulle
dinamiche perverse che si sono venute a creare (specie fra le
donne e nel movimento GLBTT), spinga ad uscire dal buio, a capire
che il silenzio è connivenza, che nel silenzio non c’è
pace, il silenzio non protegge, al contrario, espone, fa di ognuno
un bersaglio facile, accessibile…
2.
Hai mai subito, prima di questo brutto evento manifestazioni o
minacce di intolleranza che facessero presagire un epilogo di
questo tipo?
A
causa delle mie scelte sono stata oggetto di discriminazioni,
certo, sempre in forma subdola, mediata. Ho subito offese e sono
stata oggetto di mobbing nelle relazioni sociali, ma non ho mai
ricevuto minacce esplicite, dirette. Sino a prima del 18 Aprile
non pensavo di poter essere avvertita come un pericolo, non ho
mai pensato che la mia visibilità, la mia personalità
o il mio lavoro potessero essere così importanti da scatenare
tanta premeditata violenza, contro persone inermi, colpevoli solo
di volermi bene.
3.
E' vero che pochi giorni dopo l’aggressione subita dalla
sua compagna era in programma una presentazione pubblica del suo
lavoro. E' possibile che l'atto di violenza possa avere qualche
connessione con questo evento?
Sì,
il 24 Aprile, alla libreria Baroni, già oggetto di intimidazioni
omofobe e vandalismi perché rea di aver ospitato la presentazione
di alcuni libri gay e lesbici. Non vedo come le due cose non possano
essere verosimilmente riconducibili dal momento che altro non
faccio. Vedi, sono una persona completamente pacificata e isolata:
niente frequentazioni amicali o lavorative, conti personali o
pubblici in sospeso. Sono un “personaggio noto” in
quanto visibile, conosciuta nome e cognome per quello che sono
(lesbica) e faccio (il sito, Borderline – militanza quando
serve e me lo permettono), tuttavia, se posso avere un minimo
di rilevanza dal punto di vista umano, ideale, non credo di averne
su un piano squisitamente politico. Non sostengo né sono
sostenuta da alcun gruppo ed è anche questo, forse, che
fa di me (di noi) un obiettivo scontato. «Dille di smetterla…»
- di fare cosa, dunque? Vivere – solo questo potrei perché
molto altro non faccio, o perlomeno io continuo a non dargli tutta
questa importanza, mi ostino a pensare che non ne abbia così
tanta da giustificare un tale orrore, eppure… Evidentemente
mi sbaglio, farei meglio a prenderne atto e con me chi sino ad
ora ne ha sottovalutato l’impatto.
4.
Alla notizia non è stato dato molto risalto, si è
addirittura messo in dubbio che il fatto sia mai accaduto, nonostante
la presenza di un referto medico e di una denuncia, le pubblicazioni
trovate in rete sono state scarse, come tu stessa hai dichiarato
quando la nostra comunità
si è messa in contatto con te: a nove giorni dalla denuncia
pubblica nessun comunicato ufficiale o ufficioso, silenzio totale
dalle istituzioni, dalle associazioni, circoli, mailing list GLBTT,
partiti, organizzazione di destra, sinistra, centro.. secondo
te perchè addirittura dentro alla comunità lesbica
e gay hanno preferito tacere in merito? A cosa imputi questo lassismo
di pensiero? Come definisci questa mancanza di dibattito intorno
a questa vicenda?
Il
fatto che ci sia una denuncia e dei referti medici, in effetti,
dimostra poco o nulla. Le conseguenze fisiche subite sono state
pressoché irrilevanti. Interessarsi tanto a questo aspetto
della vicenda è strumentale, puzza di morbosità,
voyeurismo, ed è anche un po’ come arrampicarsi sugli
specchi, cercare a tutti i costi qualcosa che getti discredito
affinché la si smetta presto di parlarne, quasi che facendolo
si rischi di alzare il coperchio su chissà quali misteri
inconfessabili o sottese evidenze… E poi è po’
come dire: “poco sangue, poca offesa - e allora cosa avete
da lamentarvi, che volete? Va là, che vi è andata
bene!”. Coloro i quali, ai più vari livelli, tacciono
o, peggio, seminano merda e vento rendendosi complici dei nostri
aggressori e di chi li manovra, sanno questa e molte altre cose,
e se ne servono – i motivi possono essere tanti: politici,
riconducibili a risentimenti personali, invidie, lassismo, opportunismo,
ipocrisia, menefreghismo, lesbofobia, misoginia, maschilismo…
Ma come ho già dichiarato, non è compito mio dimostrare
alcunché, fare analisi o individuare responsabilità
politiche e penali (ricordo che esistono leggi che tutelano la
privacy e puniscono la diffamazione, esiste il segreto istruttorio
– chi ha dato e raccolto informazioni riservate sull’accaduto,
specie se false, rischia di farsi del male e meglio farebbe a
non lasciar tracce o ritrattasse). Al di là di questo,
mi piacerebbe che chi apre bocca tanto per darle aria, chi lo
fa con uno scopo preciso proprio o per conto di altri, insieme
ad instillare il dubbio sulla veridicità dell’accaduto,
ci spiegasse anche perché avremmo fatto una cosa tanto
assurda, che razza di guadagno possiamo trarne – documentasse
in modo incontrovertibile le sue argomentazioni. Altrimenti che
se ne stesse zitto una volta per tutte e magari chiedesse scusa,
prima di tutto a se stesso e poi a chi è stato a sentirlo,
a chi gli ha dato credito che, per come la vedo io, non è
dissimile da lui.
5.
Pensi che ci possa essere una sorta di diffidenza nei tuoi confronti
o nei confronti dell'accaduto persino da parte di coloro che dovrebbero
difendere i diritti delle lesbiche?
Parli
di accanimento personale? Ribadisco: non ho conti personali o
pubblici in sospeso. Chi sono, cosa penso e faccio è risaputo,
basta andare sul mio sito per togliersi ogni curiosità.
Io non ho scheletri nell’armadio, non ho segreti, né
vi sono motivi razionali a me noti che possano giustificare atteggiamenti
di questo tipo. Ma la tua domanda mi da l’occasione per
spiegare qualcosa che nel trambusto generale rischia di passare
inosservato e che è, per me, il punto centrale del problema.
Vedi, non si tratta di parlare dei diritti delle lesbiche, genericamente,
o di montare un “caso” intorno ad un episodio di violenza
che è terribile ma purtroppo rientra nella casistica, fa
parte dello svariato numero di abusi che le donne (in quanto tali)
subiscono. Dovremmo farlo ogni volta, il che ci costringerebbe
a mobilitarci almeno sei volte al giorno – e faccio riferimento
solo ai casi censiti perché denunciati. Quello che è
accaduto va molto oltre i temi e le conseguenze legate alla violenza
sessuale e alla discriminazione verso le donne, lesbiche o meno
che siano. In questo caso si è fatto un uso politico della
violenza sessuale e perciò è tanto più grave
e significativo. Si è usata, cioè, la violenza sessuale
come odiosa forma indiretta d’intimidazione per indurre
un soggetto terzo al silenzio, per limitarne la libertà
di espressione. Non mi è stato intimato di diventare eterosessuale
(una pretesa assurda che non avrei potuto soddisfare – sarebbe
come chiedere di non respirare!), ma di smetterla di scrivere,
pubblicare, dar voce disinteressatamente a chi non ce l’ha,
spazio ad argomenti che pochi in questo paese si sognano di accogliere,
far propri, proporre. Ciò produce effetti. Destabilizza.
Offre chiavi di lettura alternative, pone interrogativi, stimola
ad una riflessione più attenta, profonda. Della mia vita
privata, se me ne stessi zitta, non importerebbe a nessuno –
è evidente. Così com’è evidente che
se mi avessero colpita direttamente non ne avrei sofferto tanto
quanto ne soffro e il pensiero di smetterla non mi avrebbe nemmeno
sfiorata, invece, così, la minaccia è stata assai
più seria, credibile, mi ha obbligata a pormi il problema
in modo diverso. Hanno fallito perché sono pazza.
6.
Ritieni che ci sia stata una volontà di insabbiare in qualche
modo l'evento perchè non avesse troppo risalto?
Sì,
ed è logico in una realtà chiusa, bigotta e reazionaria
come quella lucchese, in una città che è “tollerante”
solo con chi rimane nell’ombra, non procura fastidi –
è disposto a chiudere gli occhi pur di essere lasciato
in pace. Ho decine e decine di amici e conoscenti, maschi e femmine…
beh, non ci crederai, ma la maggior parte di essi ha esperienze
di violenze e abusi sessuali alle spalle, subiti nell’infanzia,
nell’adolescenza, in famiglia, da consanguinei, mariti,
amici di famiglia, preti… e poi ci si stupisce che a Lucca
ci sia tutto questo gran consumo di psicofarmaci… Eppure
le aiuole sono sempre in fiore, ben curate, le strade pulite…
Il paradiso degli orchi.
7.
Al convegno "in fondo a destra" come sono state le reazioni
e l'accoglienza che hai ricevuto?
Sconcerto.
Paura. Indignazione. Ma eravamo una trentina. La società
civile, là fuori, continua ad essere tenuta all’oscuro.
Se solo cominciasse a guardarsi intorno capirebbe di starsene
comodamente seduta su una polveriera, capirebbe che il pericolo
non viaggia sulle carrette del mare, non viene da altre culture…
L’indifferenza ottenebra le coscienze, la pigrizia rende
ciechi e ottusi. Ogni volta che qualcuno minimizza, si chiama
fuori dalle proprie responsabilità, usa due pesi e due
misure, tace e delega, si rende complice e contribuisce all’imbarbarimento.
Fortunatamente nell’immediato e dopo il convegno, qualche
piccola reazione c’è stata, anche ai più alti
livelli istituzionali: presidenza della provincia, pari opportunità,
alcune donne impegnate nell’amministrazione locale…
Vedremo nei prossimi giorni se, superato lo shock, vi saranno
contro quello che sta accadendo azioni concrete, sincere e partecipate,
trasversali.
8.
Ti aspettavi di più in termini di partecipazione da parte
della comunità lesbica?
Di
più??? Ad oggi (15 Giugno) non è ancora accaduto
assolutamente nulla di significativo, ufficiale. Ma c’è
tempo per i postumi mea culpa, per bla-bla-bla, lo scarica barile,
i non sapevamo, non ci siamo capite, avevamo frainteso, dovevamo
organizzarci, c’era il Gay Pride di mezzo, le elezioni,
le vacanze…
9.
Dopo questo episodio e la sostanziale solitudine in cui sei stata
lasciata è cambiata la tua opinione e la tua volontà
d'impegno nei confronti del lesbismo?
Avevamo
solo due possibilità: tacere o parlare – abbiamo
scelto la seconda nella speranza che serva. Il mio senso civico
mi ha detto che questa era la cosa giusta. Per quanto sconveniente
sul piano personale, ho agito di conseguenza. Noi siamo a posto
con la nostra coscienza, abbiamo fatto quello che dovevamo e potevamo,
ognuna a suo modo. Certamente, scegliere di tacere ci avrebbe
risparmiato questo supplemento di dolore, solitudine e delusione,
certamente non ci alleggerisce o facilita la vita – ma non
è per masochismo, vittimismo o bisogno di acquisire notorietà
che ne rispondiamo, ma per dargli un senso “altro”,
di là da noi. Il mio impegno verso le donne, per il riconoscimento
delle differenti specificità, perché ognuno possa
godere degli stessi diritti, gli si riconosca dignità e
cittadinanza, non verrà meno - perché non ho nulla
da perdere, nulla da guadagnare e soprattutto perché diversamente
non posso. Piaccia o meno a qualcuno, da sola o in compagnia,
finché avrò fiato continuerò a dare il mio
contributo.
Le
Vedove Nere & Cinzia Ricci
http://www.vedovenere.com/